| Wednesday, April 30, 2008 12:53PM | | | | Antonello Faretta e John Giorno | Posted By: Antonio Romani
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Mi ero chiesto quante Italie sarebbero emerse da questi eventi italiani al PEN World Voices Festivall 2008. Il pubblico che ieri sera ha affollato numeroso la bella sala del Goethe Institute ha avuto il privilegio di emozionarsi dinnanzi alle poetiche immagini di Antonello Faretta, che fanno da contrappunto alla potenza evocativa dei versi declamati da John Giorno. Ne emerge un’Italia arcaica e antica ma nello stesso tempo fresca, vera, carica di passione e di speranza: un autentico tesoro di tensione utopica alla ricerca di un’umanità perduta.
Finalmente un’immagine dell’Italia libera dagli stereotipi del folklore o del cinismo levantino così affine al cedimento della corruzione e della mediazione mafiosa.
L’effetto di questo felice connubio tra le parole poetiche di John Giorno, eroico epigono della beat generation, buddista, da oltre quarant’anni impegnato in una profonda ricerca di sé, e le immagini poetiche di Antonello Faretta, giovane regista innamorato del cinema, autodidatta, instancabile organizzatore del Potenza Film Festival, è come un’onda continua e crescente di bella, semplice, attraente utopia.
Da una Basilicata arcaica ed essenziale, dai pertugi che aprono alla luce dalle spesse mura di antichi castelli, dai chiaroscuri misteriosi delle dolomie di Castelmezzano, il canto animoso di John si leva incalzante, sferzandoti dolce e impetuoso.
Ma anche i suoni e le immagini di Antonello ti parlano, a loro modo, come se ad ogni istante volessero riaffermare le potenti metafore declamate,riportandole alle forme semplici di una natura primordiale. Come nelle sequenze che accompagnano la lunga storia dell’albero cattivo che la gente non riusciva ad abbattere, in cui le ruvide mani di John scorrono sulla corteccia muschiata del tronco di un’immensa quercia solitaria, cercando di percorrerla tutta e chiudere il cerchio…
Oppure quando J. Implora la pioggia di continuare a cadere , a cadere, fino a colmare ogni anfratto e a riempire l’oceano in cui si raccolgono le lacrime versate in ogni tempo. Qui Antonello mostra, mi sembra, il meglio di sé, scavando nella spiritualità di J. e penetrandovi fino alle radici: dà forma e senso alle immagini delle divinità archetipe del buddismo cambogiano, che vivono in una sorta di Atlantide sottomarina, e segue il corpo nudo di J. immerso nelle acque profonde del mare alla ricerca della verità originaria. Ma ecco che, a ridurre l’effetto fiction, innesta con effetto straniante il particolare di un altro corpo che affianca J. come ad aiutarlo in un’impresa faticosa e disumana oppure ci fa ascoltare il respiro di J. usando ( come mi ha spiegato) l’espediente banale della registrazione del proprio respiro da un walkie-talkie, come a ricordarci ( con Scott Firzgerald, mi dirà più tardi) che scrivere è come nuotare sott’acqua e trattenere il fiato, un’impresa dura, faticosa, eccitante…
Al termine della proiezione ho voluto conoscere personalmente Antonello Faretta, che si è lasciato fare domande e anzi con grande simpatia umana ha coinvolto me e la mia compagna Martha Cooley, scrittrice, in una piacevolissima cena all’americana in uno di quei favolosi “diners” dalle poltrone imbottite in pelle che ormai sono entrati nell’immaginario di noi italiani come elementi costitutivi dell’ambiente americano.
Oltre a John Giorno, altri amici americani e brasiliani sono riuscito a scambiare qualche parola con Ram Devineni, il curatore della rassegna di corti letterari, una sorta di fusione tra poesia e scrittura letteraria e film, prodotti da Rattapallax e già presentati al Sundance, che ha costituito l’evento di apertura di questo Pen World Voices Literary Festival 2008.
Ram ha conosciuto Antonello a Potenza, dove era stato invitato come giudice alla rassegna cinematografica che A. organizza a Dicembre di ogni anno (www.potenzafilmfestival.com/), ed è stato rapito dalla sensibilità narrativa e dall’impegno creativo del giovane regista italiano. Così è nata un’amicizia e anche questo invito alla prima esperienza americana di Antonello, che mi è parso eccitato come un bambino, pronto ad assorbire ogni cosa di un mondo che per la prima volta può toccare con mano. Mi piacerebbe seguire Antonello in questo suo primo approccio diretto a New York, capire come tutto sarà assorbito e rigenerato dalla sua immaginazione. Ci siamo scambiati i numeri di telefono. Siamo rimasti d’accordo che andremo insieme alla presentazione del libro di Roberto Saviano… Tra l’altro Antonello mi ha detto che da “Gomorra” è stato tratto un film, di Marco Garrone, che verrà presentato a Cannes prossimamente.
Spero che Antonello riesca a mantener fede alle sue brevi ma chiare dichiarazioni di poetica che ha voluto elargirmi con l’entusiasmo contagioso che lo anima e che spiegano la sua fame di verità, di stupore e meraviglia che seguono l’incontro accidentale o voluto come accidentale, il tentativo di applicare una sorta di osservazione partecipante al suo fare cinema (www.noeltanfilm.com/) di applicare sostanzialmente la lezione di Kiarostami (http://it.wikipedia.org/wiki/Abbas_Kiarostami), che gli diceva, racconta Antonello, non scrivere da solo la sceneggiatura,aspetta, cerca di conoscere la gente che andrai a filmare, gli ambienti, le cose; solo dopo in mezzo a loro, col loro aiuto e consenso potrai cercare di non violare con la tua ripresa le loro identità e potrai aspirare a definire la nuova, non programmabile, istantanea, irripetibile identità delle tue immagini nel momento reale.
Considerando che questa è la mia prima esperienza di blogger, onestamente, mi sembra di aver avuto culo!
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